Nell’ultimo anno, sempre più giovani tra i 30 e i 40 anni mi hanno contattata per intraprendere un percorso di orientamento professionale perché non hanno più alcuna soddisfazione dal loro attuale impiego. Inizialmente ho pensato che la causa fosse per lo più la mancanza di un chiaro obiettivo professionale all’inizio delle carriere. Successivamente, però, mi sono resa conto che nella maggior parte dei casi il problema era il contesto lavorativo: la totale assenza di considerazione e valorizzazione delle persone.

L’insoddisfazione come prima motivazione al cambiamento

Parlando con tanti giovani professionisti, ho avuto spesso una sorta di deja-vù, come se stessi facendo un colloquio con un lavoratore di 50-60 anni che ha ormai perso ogni motivazione e speranza verso il mondo del lavoro. Ed è sempre una brutta, bruttissima sensazione.

Quando incontro queste persone per la prima volta, chiedo loro perché sentono il bisogno di iniziare un percorso di RI-orientamento professionale. Per descrivere le loro situazioni usano le stesse parole:

  • A lavoro non mi sento considerato
  • Non ho opportunità di crescita
  • Ormai faccio sempre le stesse cose
  • Ho perso entusiasmo
  • Non ho più motivazione
  • Voglio valutare le mie competenze
  • Voglio rimettermi in gioco
  • Ho bisogno di provare un’altra strada, di trovare la mia mèta, basta con la gavetta
  • Voglio un trampolino di lancio
  • Voglio riuscire a vedermi per quello che valgo

E tante altre sulla stessa linea…

Le dinamiche aziendali che raccontano sono sempre le stesse. Non c’è alcun riconoscimento per il lavoro svolto né per il merito (basta una parola giusta al momento giusto!), non c’è alcun tipo di feedback, né positivo né negativo. Nuove idee e proposte di cambiamento non vengono ascoltate né considerate, l’entusiasmo e la voglia di fare vengono visti come tentativi per mettersi in mostra. Non ci sono opportunità per mettersi alla prova e crescere, le promesse di carriera e sviluppo sono puntualmente tradite. Le persone devono fare quello che gli viene detto ed essere felici di avere un lavoro. Punto.

Ho visto aziende perdere risorse che avrebbero potuto fare grandi cose, risorse che volevano soltanto poter dare il loro personale contributo, sfruttare di più le loro conoscenze e competenze, sentirsi considerate come persone capaci e avere un’opportunità per dimostrarlo.

Ci sono poi persone che soffrono perché sotto pressione. Altre che invece si sentono frustrate perché non riescono a migliorare la propria posizione (e la propria retribuzione). Altre ancora che temono che il fatto di restare troppo nella stessa azienda precluda loro nuove opportunità.

A chi è utile un percorso di orientamento professionale

Praticamente a chiunque. L’orientamento è un intervento finalizzato a porre la persona nelle condizioni di poter effettuare delle scelte consapevoli circa il proprio personale progetto professionale e di vita. Non è legato ad un preciso momento nella vita di una persona e può essere intrapreso ogni qualvolta si senta la necessità di fare il punto della situazione sulla propria vita e valutare direzioni alternative.

L’orientamento professionale in particolare è un insieme di attività (non si tratta solo di colloqui come fossimo da uno psicologo!) finalizzate al fare scelte formative e lavorative considerando le proprie competenze, esperienze e motivazioni all’interno di un mercato del lavoro in continua evoluzione e metamorfosi.

È utile per individuare le proprie competenze e un chiaro obiettivo professionale, uscire da indecisione, noia o insoddisfazione professionale, impostare una ricerca di lavoro efficace. Un percorso di orientamento professionale è quindi utile a:

  • Studenti o Neolaureati, per la fase di passaggio dalla scuola al mondo del lavoro e la definizione di un proprio obiettivo professionale
  • Dipendenti, che vogliono cambiare settore, dare una spinta alla propria carriera o avviare un’attività in proprio
  • Liberi professionisti, per ridisegnare la propria carriera e capire come posizionarsi sul mercato
  • Disoccupati, per valutare le competenze possedute e capire come (ri)presentarsi sul mercato
  • Chiunque abbia voglia o necessità di cambiare lavoro e dedicarsi a nuovi progetti

Il percorso e gli strumenti dell’orientamento professionale

Un percorso di orientamento professionale parte dal racconto della storia professionale/scolastica dell’individuo, le sue aspirazioni e aspettative, l’inizio della sua carriera, i periodi di cambiamento/difficoltà attraversati, per arrivare alla definizione di un obiettivo professionale chiaro, basato sulle competenze, sulle motivazioni profonde della persona, sul suo Scopo professionale e di vita, sul suo codice etico e morale, e che sia ovviamente raggiungibile nello specifico contesto socio-economico in cui la persona si trova.

Un percorso di orientamento non ha una durata standard e il numero di incontri viene definito di volta in volta in modo personalizzato a seconda della storia e delle esigenze della persona. Per quanto riguarda strumenti e metodologie utilizzate, i principali sono 3:

  • il colloquio orientativo
  • il Bilancio di competenze
  • le tecniche di ricerca attiva del lavoro

Il colloquio orientativo: ogni incontro tra orientatore e individuo è un colloquio orientativo. Con tale strumento si approfondiscono tematiche particolari, si indagano aspetti specifici della storia personale e professionale, si raccolgono le informazioni necessarie e più utili per comprendere le esigenze e i desideri del soggetto interessato.

Il Bilancio di competenze: è finalizzato all’individuazione delle competenze possedute dall’individuo, allo sviluppo delle sue capacità di autovalutazione, al potenziamento delle capacità personali ed emotive in particolari periodi di transizione e all’elaborazione di un reale progetto professionale, presente e futuro. Prevede l’utilizzo di schede di autoanalisi, test, griglie per la raccolta di dati. Durante il Bilancio di competenze si ricostruisce la storia professionale e formativa fino al momento presente e si indagano interessi, aspirazioni, valori e atteggiamenti professionali. Sulla base di tutti questi elementi si mette a punto il profilo professionale della persona e si individuano le professioni o settori professionali più adatti.

Tecniche di ricerca attiva del lavoro: tali tecniche forniscono alla persona conoscenze, strumenti e metodi per comunicare efficacemente, compilare il curriculum in modo che sia attraente, scrivere una lettera di presentazione interessante, presentare la propria persona e la propria professionalità, rendersi autonomi nella ricerca del lavoro e sapersi vendere al meglio nel contesto in cui ha deciso di inserirsi.

L’orientamento professionale è la soluzione?

Me lo chiedo sempre all’inizio di un percorso con un nuovo cliente. Alla fine mi rispondo sempre di sì. Tranne alcuni casi in cui si comincia un percorso di orientamento professionale per poi virare verso un supporto più psicologico. L’orientamento risulta essere la soluzione più efficace per cambiare la prospettiva su se stessi e sulla propria vita.

Durante il percorso, la persona impara a vedere con nuovi occhi le sue esperienze, l’orientatore fornisce dei feedback oggettivi continui su quelle che sono state le sconfitte e le vittorie professionali, i traguardi raggiunti e l’impegno messo. Per un professionista è fondamentale dare il giusto valore alle sue esperienze, magari riconsiderare fatti e prospettive, ritrovare la motivazione e l’entusiasmo che ha perso stando a contatto con manager che non erano in grado di valutarlo e farlo crescere nel modo corretto.

Un lavoro profondo e personale come un percorso di orientamento può essere emotivamente faticoso perché chiede di mettersi in discussione, di rivalutare tanti aspetti di sé come persone e come professionista, di affrontare cambiamenti e di prendere decisioni.

Ma quanto costa rimanere dove sei ora? Se la risposta è: “Molto…” allora probabilmente è arrivato il momento di cambiare, prendere in mano la tua vita e seguire un percorso specifico per la Definizione dell’obiettivo professionale.