Quando si conclude un corso di formazione si fanno sempre domande del tipo: “Ti è piaciuto?” o “Il formatore era bravo?” etc. Tuttavia queste sono domande sul gradimento personale e non sono affatto indicative della qualità del corso in questione. Così come in altri casi si pongono domande sui contenuti: “Cosa hai imparato di nuovo?” oppure “Il programma era in linea con quello che ti aspettavi?”. Le domande da porsi o da porre per valutare correttamente l’efficacia di un corso di formazione devono invece riguardare l’utilità e l’applicabilità di quanto imparato.

Le domande centrali della formazione

Che sia un corso di formazione in presenza o online, aziendale o privato, ciò che conta è quanto sia davvero possibile utilizzare nel lavoro o nella vita quotidiana quello che hai appreso. Obiettivo primario di qualunque formazione è il cambiamento di uno o più comportamenti in chi vi partecipa (altrimenti si tratta di IN-formazione), cambiamento finalizzato ad avere degli effetti pratici e concreti. Per questo le 2 domande centrali a cui la formazione deve rispondere riguardano le conseguenze positive che il corso svolto avrà sulle azioni future delle persone.

1 – Cosa faremo di diverso grazie a questa formazione?

La prima domanda deve rispondere al tema del cambiamento diretto che genererà (o che dovrebbe generare) la formazione. Se l’apprendimento avviene solo a livello concettuale, senza che la persona comprenda i risvolti pratici, si rimane in quella dimensione del “sapere senza fare” che porterà a dimenticare in breve tempo quanto appreso. Gli obiettivi e i contenuti della formazione devono quindi rispondere in modo chiaro alla domanda:

Quali saranno le azioni e i comportamenti nuovi e diversi che la formazione in oggetto andrà a stimolare, generare, installare, supportare e/o allenare?

Ovviamente, la valutazione vera e propria della formazione dovrà poi essere fatta attraverso l’osservazione e la misurazione dei cambiamenti comportamentali auspicati. Quindi, ad esempio, un corso sulla Leadership deve rispondere alla domanda: “In che modo cambieranno i comportamenti dei partecipanti dopo questa formazione?“ oppure: “Cosa sarò in grado di fare (autonomamente) dopo questo corso?”

2 – Quali sono gli effetti di questi cambiamenti?

La seconda domanda è ancora più complessa perché è molto difficile fare previsioni precise su quali saranno gli effetti dei cambiamenti e dei nuovi comportamenti. Chiedersi quali potrebbero essere gli effetti, soprattutto negativi, di alcuni cambiamenti comportamentali è indicativo di professionalità ed etica da parte di chi eroga la formazione. Prevedere, o quantomeno ipotizzare tali effetti è importante perché induce il formatore a porre attenzione sul giusto atteggiamento da tenere, sulla sua comunicazione (le parole da evitare sono spesso più importanti di quelle da dire) e sulla meta-comunicazione e a precisare l’accezione con cui si intendono alcune parole o concetti.

Facciamo un esempio: la maggior conoscenza che si ha di un argomento dopo aver frequentato un corso di formazione rischia di avere come effetto l’insorgere di un atteggiamento di superiorità in chi lo ha frequentato, andando così ad incrinare invece che migliorare i rapporti con gli altri.

O ancora, dopo un corso di comunicazione efficace, i partecipanti possono scivolare nella manipolazione degli altri invece che applicare le regole della persuasione, se la differenza tra le due non è ben evidenziata.

Ma gli effetti indiretti possono essere anche positivi. Tante volte (per fortuna) abbiamo saputo di partecipanti che dopo un corso di formazione hanno migliorato le loro performance o i loro rapporti non solo sul lavoro ma anche nello sport o nella vita privata. Altri ancora che dopo aver applicato metodi e soluzioni pratiche per far crescere la loro attività hanno poi aiutato altri piccoli imprenditori creando reti e migliorando così il benessere di intere comunità

Chi deve porsi queste 2 domande

La qualità della formazione è affare di tutti gli attori coinvolti: l’ente erogatore, il formatore, l’azienda o il singolo privato che lo acquista, i partecipanti. Senza una valutazione attenta e un feedback preciso, non ci sarà mai aumento dell’efficacia e si continuerà così a creare corsi inutili e a sprecare soldi nell’acquistarli. Insieme ad una preliminare analisi dei bisogni formativi, porsi le due domande sulla formazione, e avere l’onestà intellettuale di rispondere con tutte le possibilità e valutarne non solo le opportunità e i vantaggi, ma anche gli eventuali rischi e criticità, permetterebbe di ridurre gli sprechi di tempo e di denaro in formazioni inefficaci e poco eleganti.